Con l’allevamento del bestiame, l’uomo si accorse che alcuni animali non davano soltanto carne, latte e pelli, ma il loro pelo poteva essere ridotto a un filo avvolgendolo più volte attorno ad un fuso. L’uomo costruì i primi
semplici telai per tessere i filati che si ottenevano dal pelo di pecore e capre.
Il fuso ritrovato nelle acque del Lago di Bracciano è costituito da un filo ottenuto con fibre vegetali, che gli uomini avevano imparato a coltivare, come il lino o il
cotone, le cui piante aveva imparato a coltivare.
I primi telai compaiono nel neolitico e avevano una semplice intelaiatura rettangolare costruita con rami o pali di legno, messi in posizione verticale sui quali era posto in alto e perpendicolarmente, un terzo bastone, detto subbio. Da questo elemento partivano i fili dell’ordito la cui tensione era ottenuta tramite pesi in argilla o di pietra, che si sono ritrovati in numerosi scavi archeologici.
Le ricostruzioni 3D del fuso ottenute con la Risonanza Magnetica Nucleare permettono di osservare la struttura interna del fuso al di sotto del filo avvolto attorno. Sono ben visibili alcune interruzioni del supporto liceo all’interno che non possono essere rilevate con altri metodi di indagine. Dal punto di vista della conservazione queste informazioni sono preziose sia per pianificare trattamenti di conservazione sia per evitare che una scorretta manipolazione dell’oggetto possa danneggiarlo.
La Risonanza Magnetica è stata realizzata presso i laboratori del CNR-ISC all’Università “La Sapienza” di Roma. Questo tutorial è stato realizzato presso il museo Luigi Pigorini a Roma e mostra un manufatto ligneo risalente al tardo Neolitico ritrovato insieme ad un altro fuso più piccolo sul fondo del lago di Bracciano.
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